L’accordatore - Domani pesce

Anna Felder

L’accordatore è nato su misura nel 1997 per la Compagnia Teatrale «Berner Ensemble». I personaggi sono tre: l’accordatore, la signora e il piano a coda che si scorda, si accorda, si ricorda; sensibile ad ogni cambiamento in casa, eppure sempre dominante, severo e festoso, in nera veste da sera, pronto a concertare gli animi. Il raffronto del pezzo con la realtà vale semmai unicamente per lo strumento musicale. L’accordatore venne subito tradotto in tedesco, e la Première ebbe luogo il 5 dicembre 1997 a Berna.

Domani pesce è stato letto in pubblico nel maggio 2003. Un lui e una lei alle prese con un prestigioso tavolo di grandi dimensioni – in lunghezza soprattutto – arrivato nuovo in casa: dal primo imbarazzo del dove sedersi in «tête-à-tête» a mangiare il pesce promesso, sorgeranno sempre nuove domande sul significato del tavolo, sull’aspettativa comune del pesce, sul viaggio quotidiano di una coppia imbarcata sulla tavola di casa…

(Edizioni Ulivo)

Cinque domande a Anna Felder

von Pierre Lepori

Publiziert am 03/01/2005

Anna Felder, il suo atto unico L'accordatore è stato scritto su commissione del Berner Ensemble e rappresentato in versione tedesca, nel 1997-98. Quale è stato il suo rapporto con il palcoscenico, con il regista e gli attori? Che effetto fanno i personaggi in carne e ossa, su una scena di teatro, alla narratrice che lei è principalmente?

Sono rimasta (purtroppo) un'osservatrice esterna, forse perché i tempi stringevano, la pièce era in lingua tedesca, e interlocutrice diretta sono stata piuttosto per il lavoro di traduzione, che ha dato parecchio filo da torcere. - I personaggi in carne e ossa ricordano sulla scena quelli che erano prima di venir trasposti in parole: unici e irripetibili, corruttibili, vivi di voci e di gesti finché durano le luci della ribalta, a sublimare l'attimo che fugge. Miracolo del teatro -e non della pagina muta.

Comune alle due pièce presentate nel volumetto è la rarefazione dei personaggi e delle vicende: un lui e un lei, interno-giorno (o forse notte), un dialogo serrato che deraglia (per Domani pesce in particolare). Non siamo in fondo troppo lontani dalle atmosfere dei suoi romanzi; dei racconti più in particolare. Anche nella singolare stringatezza letteraria. Esistono, per lei, paralleli (sotterranei o scoperti), tra i due tipi di produzione?

La messa in scena, dicevo, mi è importantissima: definita dalla pagina, dal palcoscenico, dal riquadro della finestra che nel flusso continuo della vita, ne ritaglia un frammento: ciò che rimane dentro suggerisce quel che è tagliato fuori, e viceversa. I paralleli fra teatro e narrativa esistono, scoperti: la riduzione all'essenziale, asse verticale e orizzontale, la croce, lui e lei (capaci di un tre), in eterno contrappunto di voce e forma (non solo mentis) maschile e femminile.

Uno dei problemi principali che si pone da sempre a chi scrive teatro in italiano è la scelta della lingua: letteraria, di tradizione teatrale, parlata (o «moderna»). Mi sembra che la sua sia - come d'altronde nella sua produzione narrativa - una scelta intermedia: dal punto di vista lessicale si mantiene nell'alveo della tradizione colta (con spie linguistiche pirandelliane: «Piuttosto il piano» «il letto, dico», ecc.), ma il personaggio stesso dell'accordatore sembra mostrare una predilezione per una scrittura più straniata, quasi surrealista (o allora ricorda certi personaggi di Ionesco). Questa tensione straniante è ancora più evidente in Domani pesce, dove quasi è la lingua a condurre, costruire, la realtà. Quali sono le sue passioni teatrali? Quali i suoi punti di riferimento (se ce ne sono) in questo campo? Le sembra di scrivere in modo diverso per il teatro?

Quanto Lei dice di «Domani pesce», «è quasi la lingua a condurre, costruire la realtà», vale infatti prima di tutto per i miei racconti (e romanzi). Se per il teatro scrivo in modo diverso? Anche un tavolo, messo in scena, dovrebbe concentrare la responsabilità di tutti i tavoli di questo mondo; la sua presenza si carica di passato e futuro, e analogamente chi si siede a quel tavolo: se quel tale si mette a ridere, la sua risata attraversa i tempi. Compito dell'attore, del regista, ma anche dell'autore: di conferire simile spessore al detto e al non detto. - Giusto fare il nome di Ionesco; anche di Anouilh, di Giraudoux, di Beckett. Rimanendo io dilettante.

Il teatro nella Svizzera Italiana ha molto faticato ad avere i suoi autori: molti, in passato, si sono rivolti alla radio (penso a Castelli, Biscossa, Borghi, ma anche ai radiodrammi di Giovanni Orelli); oggi invece la scena svizzero-italiana è dominata dai rappresentanti del Terzo Teatro, con compagnie che producono testi grazie all'improvvisazione, al collage, al lavoro di gruppo o di drammaturgia-regia. Crede ci sia spazio, oggi, nella Svizzera Italiana, per una specifica produzione teatrale?

La pièce di teatro, a differenza del libro, vuol uscire dal chiuso della biblioteca, dal privato della camera: vuol essere rappresentata e rompere il silenzio, suonare in pubblico con l'urgenza di una campana. Mi dispiace che «L'accordatore» non sia ancora stato rappresentato in italiano.

Capovolgendo la domanda precedente: nella Premessa a Domani pesce le scrive «Il testo è stato letto in pubblico nel maggio 2003, in un negozio di mobili, davanti a un tavolo di ciliegio lungo due metri e settanta, largo novanta centimetri». Questo significa che per lei, anche una lettura e uno spazio «non teatrale» portano al teatro?

Il Berner Ensemble aveva rappresentato infatti qualche scena tratta da racconti miei. Sono stata io a inscenare «Domani Pesce» sul tavolo in vendita del negozio di mobili; tenevo in mano due burattini, lui e lei che quasi quasi mi hanno preso la mano, hanno fatto tutto loro, dialogo e sottintesi. Leggere ad alta voce è la prova del nove di un testo, quel «camminare sul fil di lama» (Montale, Felicità raggiunta).